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Depurazione acqua domestica

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L'ACQUA DEL RUBINETTO E' BUONA, MA OCCHIO A...

Depuratore acqua Domestica

Cosa dovremmo sapere sull'acqua domestica che sgorga dal nostro rubinetto?

Che relazione c'è tra acqua del rubinetto inquinata e incidenza di determinate malattie?

L'acqua in bottiglia è di buona qualità?

Quali sono i metodi di depurazione dell'acqua domestica più efficaci l'acqua del nostro rubinetto?

 

Depuratori acqua domestica

 

In questo articolo:

L'acqua del rubinetto è buona, ma occhio a...

I danni del cloro presente nell'acqua di rubinetto

L'acqua in bottiglia è di buona qualità?

Qual è l'acqua migliore da bere per la nostra salute?...

Depurazione acqua domestica
-Depuratori di Acqua Domestica a Microfiltrazione
-Depuratori di Acqua Domestica a Ultrafiltrazione
-Depuratori di Acqua Domestica a Osmosi Inversa

Personalizza la Depurazione della Tua Acqua Domestica

Valori dell'acqua del rubinetto e minerale: cosa significano?

Bibliografia


  L'acqua del rubinetto è buona, ma occhio a...

Quante volte sentiamo questa frase:"L'acqua del rubinetto è buona"!
Sicuramente tante, ed è sostanzialmente vero: l'acqua che sgorga dai nostri rubinetti è controllatissima: gli acquedotti fanno un lavoro egregio nel fornire acqua potabile a tutta la popolazione.
Certamente i valori degli inquinanti dell'acqua potabile rientrano nei limiti dettati dalla legge; purtroppo però questi limiti negli ultimi anni si sono alzati più volte, a causa dell'inquinamento crescente e del fabbisogno di acqua potabile domestica sempre in aumento.

Per garantirci un'acqua libera da batteri, gli acquedotti utilizzano il cloro, ottimo battericida a basso costo.

Peccato però che al posto dei batteri beviamo il cloro.

Anche se diluito e a basse quantità, il cloro non è benefico per il nostro organismo, lo dimostrano numerosi studi medici.

 I danni del cloro presente nell'acqua di rubinetto

Forse si può intuire che bere acqua con cloro non sia una passeggiata di salute: basta cercare in internet e ci possiamo rendere subito conto dei danni che il cloro provoca alla nostra salute, essendo presente nell'acqua potabile del rubinetto di casa, che utilizziamo per bere, cucinare, lavare frutta e verdura e a volte bere.
In molti paesi europei il cloro non viene più utilizzato per l'acqua potabile; al suo posto vengono utlizzati altri sistemi di eliminazione dei batteri, altrettanto efficaci, anche se più costosi.

Ci sono molti studi che evidenziano una pericolosissima correlazione tra presenza di cloro nell'acqua potabile e malattie come cancro, arteriosclerosi, colesterolo, infarto.

Cloro nell'acqua potabile, trialometani e cancro

depurazione-acqua-domestica-cloro-cancroQuando il cloro viene aggiunto all'acqua, esso si combina con i minerali presenti nell'acqua e forma sottoprodotti del cloro detti Trialometani (THM), che scatenano la produzione di radicali liberi nel corpo, causando danni cellulari e svolgendo un'azione cancerogena.

I trialometani nell'acqua, anche se in concentrazioni molto basse, sono la causa scatenante della maggior parte dei tumori negli Stati Uniti” (The Environmental Defense Fund).
Il cancro al seno, che colpisce una donna su otto negli Stati Uniti, è stato recentemente messo in relazione con la concentrazione di cloro nei tessuti del seno.
Una ricerca fatta in questo senso dal Hartford Connecticut ha dimostrato che “le donne con il cancro al seno hanno livelli di sottoprodotti del cloro più alti della media dal 50% al 60% rispetto a donne senza tumore al seno”.

Siamo convinti che ci sia un'associazione tra cancro e cloro presente nell'acqua potabile. Questo è il risultato che si evince dal nostro studio” - Gruppo di ricerca del Wisconsin Medical College

Il Dott. Robert Morris del Mediacl College of Wisconsin in Milwaukee ha condotto uno studio e dimostrato che chi beve acqua con cloro ha:

- una probabilità più alta del 21% di ammalarsi di cancro alla vescica;

- una probabilità più alta del 38% di ammalarsi di cancro all'intestino retto.

“Sono convinto che ci sia una relazione tra presenza di cloro nell'acqua potabile e insorgenza di cancro” (Dott. Robert Morris)

“L'abitudine di bere acqua con cloro prolungata per 15 anni o più porta ad un alto rischio di sviluppare il cancro al colon” Health Freedom News, January/February 1987

“L'abitudine di bere acqua con cloro a lungo termine aumenta il rischio di sviluppare un cancro alla vescica dell'80%”. Il problema non è solo il cloro in quanto tale, ma soprattutto i sottoprodotti che esso forma a contatto con inquinanti e altre sostanze presenti nell'acqua (sostanze organiche, foglie, ramoscelli). (Journal of the National Cancer Institute, St. Paul Dispatch & Pioneer Press, December 17, 1987)

 

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Perché il cloro presente nell'acqua domestica che scorre dal rubinetto è cancerogeno?

depurazione-acqua-domestica-2 Quando viene a contatto con sostanze organiche naturali come frutta, verdura, sostanze organiche in generale, il cloro forma pericolosi composti cancerogeni (Trialometani, THM).
Quando laviamo e cuciniamo i nostri cibi con l'acqua del rubinetto di casa, alcuni nutrienti naturali fra i più preziosi e indispensabili con caratteristiche anti-cancro comunemente contenuti nei vegetali, nella frutta, nel tè ma anche negli integratori e nei farmaci, quando vengono a contatto con l'acqua del rubinetto clorata formano sostanze cancerogene.

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Recentemente è stato intrapreso uno studio congiunto in Giappone da ricercatori presso l'Istituto Nazionale della Salute e delle Scienze e l'Università Shizuoka. Hanno stabilito che le sostanze organiche naturali reagiscono quando esposte ai clorurati dell'acqua potabile, formando pericolosi composti cancerogeni chiamati "MX", che sta per "Mutageno Sconosciuto".
Sono simili ai noti e più facilmente individuati composti cancerogeni THM (trialometani).

Precedenti studi fatti da scienziati in Finlandia nel 1997 hanno stabilito che l'MX è 170 volte più pericoloso di altri noti sottoprodotti tossici della clorazione, ed è stato dimostrato in studi di laboratorio che danneggia la tiroide e provoca tumori cancerosi.

Gli stessi vegetali, la stessa frutta vengono lavati e cucinati con acqua depurata dal cloro, si sono dimostrati estremamente benefici e salutari.

Ma bisogna fare attenzione anche a quello che beviamo durante i pasti e quando asumiamo integratori, rimedi naturali o farmaci.

Anche se laviamo i nostri alimenti nell'acqua depurata dal cloro, e durante il pasto beviamo acqua "potabile" con cloro, la reazione che forma THM e TX avviene ugualmente.

Oppure se assumiamo benefici integratori, rimedi naturali, preparati fitoterapici, o all'occorrenza farmaci con acqua che contiene cloro, tale reazione avviene allo stesso modo, privandoci così dei benefici e sovraccaricando il nostro fisico di composti tossici e cancerogeni.

Ed è sufficiente molto poco cloro per dare inizio alla reazione.

Cloro nell'acqua potabile, arteriosclerosi, infarto, colesterolo

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Il Dott. Joseph Price negli anni '60 scrisse il libro Coronaries/Cholesterol/Chlorine in cui affermava che la causa numero uno di arteriosclerosi, attacchi di cuore, e molte forme di infarto è il cloro contenuto nell'acqua domestica.

Egli provò scientificamente questa sua tesi con esperimenti sui polli: in una popolazione omogenea di polli, ne allevò alcuni con acqua con cloro e altri con acqua senza cloro.

In pochi mesi, i polli che bevevano acqua con cloro presentavano arteriosclerosi, e gli altri no.
Inoltre i primi presentavano in generale una salute cagionevole: più malattie, minore vitalità.

Per una ulteriore verifica, egli prese il gruppo che beveva acqua senza cloro e lo divise in due: ad un gruppo diede acqua con cloro e all'altro gruppo acqua senza cloro. I risultati anche in questo caso furono i medesimi.

I suoi studi sono utilizzati ancora oggi dagli allevatori di polli... ma noi continuiamo a bere acqua e cloro dal nostro rubinetto.

Se non la bevi perché la mangi?

depurazione-acqua-domestica-Sempre più persone, evitano di bere l'acqua potabile domestica, perchè non depurata.
Si sa bene, l'acqua domestica che esce dai nostri rubinetti non è depurata ma inquinata da numerose sostanze chimiche, alcune delle quali sono addirittura tossiche o cancerogene, e non ci interessa più di tanto sapere che questo inquinamento è contenuto nei limiti stabiliti dalla legge.

Spesso, l'acqua domestica presenta odori e sapori così sgradevoli da giustificare il rifiuto a berla; alle volte contiene della sabbiolina e dei pezzettini di ruggine che disturbano il palato, il fegato e i reni.
Tutte le persone che bevono acqua in bottiglia lo fanno perché non si fidano di quella che esce dal loro rubinetto, ma stranamente e paradossalmente continuano ad utilizzare l'acqua domestica per cucinare i cibi, per fare il the e il caffè o addirittura per preparare le delicate pappe ai loro bambini.
Si pensa di essere al sicuro soltanto per il fatto che l'acqua utilizzata per cucinare viene fatta bollire, eliminando così qualsiasi rischio per la salute.
Questo è vero per quanto riguarda eventuali microorganismi presenti nell'acqua, ma è assolutamente falso per quanto riguarda le sostanze chimiche che con la bollitura vengono addirittura rese più concentrate e quindi più pericolose.

È risaputo che la bollitura non elimina gli inquinanti chimici presenti nell'acqua, e se ci fosse bisogno di una conferma basterà ricordare come viene prodotta l'acqua distillata, l'unica acqua che non contiene assolutamente alcuna sostanza chimica. L'acqua distillata si ottiene per raffreddamento del vapore prodotto con la bollitura, il che conferma che tutte le sostanze chimiche che l'acqua conteneva sono rimaste nell'acqua che non è evaporata.

Non solo, i cibi cotti nell'acqua inquinata assorbono gli inquinanti che essa contiene proprio come farebbe il sale da cucina (sodio) che aggiungiamo all'acqua quando cuociamo la pasta.

Per concludere, se non ci fidiamo dell'acqua del rubinetto bevendola, perché continuiamo a "mangiarla"?

Adesso che sappiamo che il cloro è nocivo per la nostra salute, vediamo com'è la qualità dell'acqua in bottiglia.

 L'acqua in bottiglia è di buona qualità?

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Acqua in Bottiglia:

lo sapevi che...?

  • Nell'acqua minerale in bottiglia sono consentite per legge più sostanze inquinanti rispetto all'acqua del rubinetto.

    Es.:l'acqua del rubinetto può contenere al massimo 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, mentre nella maggior parte delle acque minerali sono contenuti 40/50µg/l di arsenico senza l'obbligo di dichiararlo sulle etichette.
    Ci sono infatti DUE LEGGI BEN DIVERSE che regolano i limiti di inquinanti ammessi per l'acqua in bottiglia e per l'acqua di rubinetto: di seguito le differenze.( Tratto da Qualcuno vuol darcela a bere - di Giuseppe Altamore)

    Valore limite di alcune sostanze contenute nell’acqua potabile e nell’acqua in bottiglia

     

    Valori limite acque potabili
    Decreto L. 31/2001

    Valori limite acque in bottiglia
    Decreto 542/92 – Dm 31/05/2001

    Arsenico totale (µg/l) 10 50
    Bario (µg/l) - 1
    Cromo (µg/l) 50 50
    Piombo (µg/l) 10-25 10
    Nitrati (mg/l) 50 45-10*
    Alluminio (µg/l) 200 Nessun limite
    Ferro (µg/l) 200 Nessun limite
    Manganese (µg/l) 50 2000
    Fluoruro (mg/l) 1,50 Nessun limite
  • A seguito di analisi dell'acqua di diverse acque in bottiglia, c'è stato un Ammonimento da parte della Commissione dell'Unione europea nel febbraio 2000 perché i valori massimi previsti per alcune sostanze tossiche e indesiderabili nelle acque minerali italiane erano superiori alle norme imposte a livello comunitario. Da allora nulla è cambiato...

  • Qualità più bassa, prezzo più alto : l'acqua in bottiglia è dalle 300 alle 600 e persino 1000 volte più cara dell'acqua del rubinetto, sebbene abbia un livello di inquinanti più alto e quindi una qualità più bassa.
  • E' scomoda e inquina : la devi portare dal supermercato a casa, occupa spazio nella dispensa, ti impegna nella raccolta differenziata della plastica ed inquina il pianeta. Infatti per produrre 1 chilo di Pet (polietilen-tereftalato), la plastica usata per le bottiglie, sono necessari:(Tratto da un articolo di Luigi Bignami apparso su Repubblica)
    ==> poco meno di 2 chili di petrolio;
    ==> 17 litri di acqua, la cui lavorazione rilascia nell'atmosfera:
    - 2,3 Kg di anidride carbonica;
    - 40 grammi di idrocarburi;
    - 25 grammi di ossidi di zolfo;
    - 18 grammi di monossido di carbonio.
  • Bottiglia cancerogena: la plastica nella quale viene conservata l'acqua in bottiglia è stata messa sotto accusa per il rilascio nell'acqua di bisfenolo A (BPA), riconosciuta come sostanza che aumenta l'incidenza di cancro, disturbi neuronali e cardiaci. Nel gennaio 2011 la Commissione europea ha proibito nell’UE la produzione e la commercializzazione di biberon per l’infanzia che contengano BPA.
  • L'acqua in bottiglia tende ad acidificare e tende quindi a peggiorare l'equilibrio acido-basico del nostro organismo, che già di per sè tende verso l'acidità e avrebbe bisogno al contrario di alcalinizzare.
  • Ti sei mai chiesto come mai ... se prendiamo l'acqua da una sorgente di montagna e la imbottigliamo, dopo qualche settimana puzza, dopo qualche mese crescono le alghe, mentre l'acqua in bottiglia può restare tale per anni senza mai decadere?...

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 Qual è l'acqua migliore da bere per la nostra salute?...

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L'acqua migliore da bere per la nostra salute e anche per il nostro portafoglio è...

L'ACQUA DEL RUBINETTO DI CASA

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e da altre eventuali sostanze inquinanti

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I valori dell'acqua del rubinetto non sono tutti uguali.

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 Depurazione acqua domestica

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I sistemi di depurazione dell'acqua domestica oggi disponibili sono:

- Microfiltrazione

- Ultrafiltrazione

- Osmosi inversa

Scopri di più sui sistemi per la depurazione di acqua domestica leggendo i dettagli di seguito.

 Sistemi per la depurazione di acqua domestica a Microfiltrazione

I sistemi per la depurazione di acqua domestica a microfiltrazione sono composti generalmente da uno o più filtri con pori dai quali viene filtrata l'acqua con una grandezza dell'ordine del micron (10-6 metri). Da qui deriva il nome "microfiltrazione".

Si può avere un'idea di quanto sia grande un micron pensando che la sezione di un capello umano è in media di 45 micron.

I sistemi per la depurazione di acqua domestica a microfiltrazione generalmente si compongono di un sistema di filtrazione a sedimenti e di un sistema di filtrazione a carbone composito argentizzato.

Il sistema di depurazione acqua domestica a sedimenti filtra generalmente: sabbie, detriti, ruggini, alghe, sedimenti vari.

Il sistema di depurazione acqua domestica a carbone composito argentizzato assorbe: cloro, atrazina, solventi, pesticidi, clorurati.

Gli ioni d'argento generalmente presenti in tale filtro a carbone composito svolgono un'importante azione batterio-statica, evitando che il ristagno dell'acqua nei filtri provochi proliferazione batterica.

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Micro-filtrazione Meglio in Salute

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Il filtro a carbone argentizzato è batteriostatico, evita quindi la proliferazione di eventuali batteri nei casi in cui dovessero essere presenti nell'acqua potabile.
La cartuccia combina, nello stesso prodotto, i vantaggi di due tecnologie.

Abbatte significativamente:

- impurità di tipo fisico dovute alle tubature vecchie quali sabbia, ruggine, sedimenti, ecc.

- impurità di tipo chimico: cloro, derivati del cloro, atrazina, solventi, pesticidi, erbicidi, ecc.

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BevoSano Sottolavello: efficace, economico, con installazione anche fai-da-te

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Abbattimento dei principali inquinanti presenti nell'acqua: sedimenti, ruggine, terra, sabbia, particelle in sospensione, cloro e trialometani, pesticidi, erbicidi, principali inquinanti; restituisce all'acqua un ottimo sapore.

- Doppia filtrazione: filtro a sedimenti e filtro a carbone batteriostatico: micro-filtrazione a 0,5 micron

- Rubinetto a cigno aggiuntivo oppure con il rubinetto a tre vie che sostituisce il miscelatore tradizionale.

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 Sistemi per la depurazione di acqua domestica a Ultrafiltrazione

I sistemi per la depurazione di acqua domestica a ultrafiltrazione sono composti generalmente da un particolare filtro detto "membrana ad ultrafiltrazione" o "ultrafiltro" i cui pori hanno una grandezza dell'ordine di 0,0l micron. Filtra impurità di dimensione uguale o maggiore di 0.01 micron.

Si tratta di una tecnologia che permette di eliminare sostanze dannose di tipo chimico, fisico e organico. E' persino in grado di eliminare batteri come entero-cocchi, escherichia-coli, ecc. che presentano dimensione sino a 0.02 micron.

E' buona norma quando si utilizza un sistema di depurazione di acqua domestica a ultrafiltrazione, abbinare un sistema di microfiltrazione: questo permette un miglior funzionamento e una maggior durata della capacità filtrante nel tempo.

I Sistemi di Depurazione Acqua Domestica a

Ultrafiltrazione Meglio in Salute

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  Sistemi per la depurazione di acqua domestica a Osmosi inversa

I sistemi per la depurazione dell'acqua a osmosi inversa sono composti generalmente da un insieme di filtri a microfiltrazione e da uno o più particolari filtri chiamati "membrane osmotiche" i cui pori hanno una grandezza inferiore a quelli dell'ultrafiltrazione, dell'ordine del nanometro (10-9 metri).
Proprio dalla dimensione dei pori della membrana osmotica deriva il nome "nanofiltrazione", termine alternativo per indicare i sistemi per la depurazione dell'acqua domestica ad osmosi inversa.

L'osmosi inversa è il metodo di depurazione dell'acqua domestica più efficace, elimina tutte le impurità di dimensione anche minima, al punto che riesce ad eliminare anche i sali minerali disciolti nell'acqua, che sono le sostanze più piccole che si possono trovare discolte..

Se da una parte ciò può essere un vantaggio, come nei casi di acqua molto inquinata o di acqua troppo ricca di sali minerali, dall'altra questo può creare la controindicazione di rendere l'acqua acida, nociva per l'organismo: bere acqua acida favorisce l'invecchiamento precoce dell'organismo.

Per qusto motivo, Meglio in Salute ha messo a punto un sistema esclusivo basato su un sistema per depurare acqua domestica ad osmosi inversa, che eroga acqua ottimamente depurata, neutra o meglio ancora alcalina (mai acida!): il Produttore d'acqua Meglio in Salute!

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Valori dell'acqua del rubinetto e minerale: cosa significano? 

Ammoniaca: la sua presenza nell’acqua è quasi sempre correlata a fenomeni di inquinamento in atto di origine animale, più raramente di origine geologica. L’ammoniaca ha effetti tossici sull’uomo e sugli animali, ma i livelli di concentrazione ai quali è tossica variano secondo l’organismo e dipendono dalla funzionalità del fegato e dei reni. L'ammoniaca può essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001:
Ammonio: valore massimo di 0,50 milligrammi/litro
Nitrito: 0,50 milligrammi/litro

Arsenico: può essere di origine geologica, provenendo da rocce vulcaniche, o antropica, come componente di erbicidi, una volta utilizzati e dispersi nel suolo in grandi quantità. E' utilizzato, inoltre, nell'industria del vetro, dei coloranti, della carta, del legno e delle munizioni. L'arsenico può accumularsi nella pelle, nelle ossa e nei muscoli. Può provocare danni al fegato, al sangue, ai reni e alla cute. E' tossico e cancerogeno.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 0,01 milligrammi/litro.

Cadmio: è un veleno che agisce sul sistema nervoso centrale e può provocare nell’uomo il blocco di diverse reazioni chimiche. Nelle acque potabili la concentrazione di questo metallo non può essere superiore a 5 microgrammi/l.

Calcio: componente essenziale di ossa e denti, non è noto di questo metallo alcun effetto nocivo sulla salute; contribuisce alla durezza dell’acqua.

Cloro residuo libero: è la quantità di cloro che rimane disponibile, ai fini della disinfezione, in un campione di acqua sottoposto a clorazione.

Cloruri: sono sali contenenti cloro, per la maggior parte cloruro di sodio, presenti nell’acqua. Possono essere di origine geologica, cioè derivare dalla dissoluzione di rocce contenenti cloruri oppure di origine animale se derivano da deiezioni animali e umane. In quest’ultimo caso la loro presenza è connessa a inquinamento da liquami. Oltre il valore di 200 mg/l di cloruri si possono verificare corrosioni delle tubazioni e sapori sgradevoli.

Conducibilità elettrica: è la capacità dell’acqua di condurre corrente elettrica e la sua misura si esprime in Microsimens/cm. Questa proprietà è direttamente proporzionale alla concentrazione di sali in soluzione; poiché la maggior parte di sali nell’acqua è data da carbonati di calcio e magnesio e poiché questi definiscono la durezza dell’acqua, la misura della conducibilità fornisce un’ottima stima di questo parametro. Oltre il valore di 1800 microsiemens/cm, la conducibilità può causare corrosioni nella rete idrica.
Inoltre, improvvise e brusche variazioni nella conducibilità sono indici di inquinamento.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm

Cromo: a valori di concentrazione superiori a 50 microgrammi/l questo metallo può essere cancerogeno e provocare il blocco di alcune reazioni chimiche che avvengono nell’organismo umano.

Durezza: è una caratteristica naturale dell'acqua, che deriva sostanzialmente dalla presenza in soluzione di ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++; è infatti definita come la concentrazione totale di calcio e magnesio, ed è espressa in milligrammi di carbonato di calcio CaCO3 presenti in un litro d'acqua.
L'unità di misura più utilizzata è il Grado Francese (°F), che corrisponde a 10 milligrammi/litro di CaCO3.
Un'altra unità di misura piuttosto diffusa è il Grado Tedesco (°D), legato al grado francese dalla seguente relazione:
1 grado tedesco = 1 grado francese x 0,56
Esistono diversi modi di classificare la durezza delle acque, spesso non coincidenti; la scala seguente può servire come orientamento:
- Acque leggere o dolci: durezza inferiore a 15°F
- Acque mediamente dure: durezza compresa tra 15 e 30°F
- Acque dure: durezza superiore a 30°F
A valori di durezza inferiori a 10°F si possono verificare fenomeni di corrosione della rete idrica, oltre il valore di 50°F si possono verificare fenomeni di incrostazioni, in particolare nelle acque riscaldate.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore consigliato da 15 a 50°F

Ferro: l’acqua, passando attraverso minerali ricchi di ferro, porta questo metallo in soluzione, sotto forma, solitamente, di bicarbonato ferroso o legato a sostanze organiche, come derivati degli acidi umici, tannici, ecc…. In questa forma solubile si mantiene nelle acque profonde, ma una volta all’aria, si ossida, precipitando come idrossido ferrico. Nelle acque superficiali il ferro proviene dalle sostanze dilavate dalle acque piovane oppure da scarichi industriali. Valori elevati possono rendere l’acqua sgradevole per colore, odore e sapore, ma non causano conseguenze sfavorevoli alla salute.
Nelle reti di distribuzione, alte concentrazioni di ferro possono dare luogo a fenomeni di deposito e sviluppo di ferro – batteri, particolarmente resistenti all’azione del cloro. La presenza di ferro nell’acqua in uscita dalla rete può indicare la corrosione delle tubature.
A valori di ferro superiori a 200 microgrammi/l di concentrazione si verifica la colorazione gialla dell’acqua, aumento della torbidità, depositi di composti ferrosi sulle pareti delle condotte con possibile proliferazione di batteri e sapore sgradevole.

Fosfati: la presenza di fosfati in tracce non è molto significativa, a causa della loro relativa diffusione nella litosfera; concentrazioni superiori sono invece indice di inquinamento domestico (deiezioni o detersivi sintetici), industriale e agricolo (uso di fertilizzanti). Nelle acque dei fiumi e dei laghi si trovano sempre più frequentemente quantità notevoli di fosfati e questo determina il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè una crescita abnorme di alghe e batteri che sottraggono ossigeno alle altre specie. L’eutrofizzazione conduce ad una carenza di ossigeno, che a sua volta provoca la moria del pesce con successiva putrefazione e produzione di sostanze tossiche e maleodoranti (metano e acido solfidrico). I fosfati devono essere assenti nelle acque potabili.

Fosforo: rappresenta un inquinante diffuso in molti composti quali i detersivi e i fertilizzanti. A concentrazioni superiori a 5 mg/l può rivelare inquinamento da deiezioni umane o animali.

Ione Fluoruro: si può trovare in natura come costituente di rocce e terreni in combinazione con altri elementi, ma può derivare anche da attività industriali presenti sul territorio.
E' un elemento importante per l'organismo umano, essendo correlato con lo sviluppo dei denti e dello scheletro.
L'assunzione di quantitativi eccessivi di fluoruro attraverso l'acqua o gli alimenti può portare all'insorgere di una malattia a danno dei denti, denominata fluorosi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 milligrammi/litro

Ione Cloruro: è ampiamente distribuito in natura sotto forma di sali di sodio (NaCl), di potassio (KCl) e di calcio (CaCl2). La soglia di percezione organolettica (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 milligrammi/litro

Ione nitrato: presente naturalmente nell'ambiente facendo parte del ciclo di decomposizione delle sostanze azotate. Inoltre, apporti di nitrati nelle acque di falda possono derivare principalmente dall'utilizzo di fertilizzanti contenenti azoto inorganico o da scarichi contenenti azoto di origine organica.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 milligrammi/litro

Magnesio: è un elemento essenziale per l’organismo umano e rappresenta un fattore indispensabile in alcune reazioni chimiche; concentrazioni superiori a 700 mg/l possono provocare effetti lassativi; contribuisce alla durezza dell’acqua.

Manganese: è un elemento essenziale per l’organismo umano poiché interviene in numerose reazioni metaboliche degli zuccheri, dei grassi e nella sintesi dell’emoglobina. La presenza di manganese a livelli relativamente elevati nell’acqua potabile non sembra costituire un problema tossicologico, poiché già a livelli inferiori a quelli tossici vengono alterate le caratteristiche organolettiche dell’acqua; inoltre si producono incrostazioni nelle tubazioni e macchie nel bucato (si forma un precipitato brunastro).

Nichel: naturalmente presente nelle acque che attraversano sottosuoli con particolare composizione mineralogica, il nichel può anche derivare dalle attività antropiche sul territorio, essendo utilizzato principalmente nella produzione di acciai e leghe al nichel.
Normalmente l'acqua fornisce un contributo poco rilevante all'apporto quotidiano di nichel, la cui principale fonte è costituita dai cibi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 20 microgrammi/litro

Nitrati e nitriti: la presenza naturale di nitrati e nitriti nell’ambiente deriva dalla decomposizione, da parte dei microrganismi, del materiale organico contenente azoto animale e vegetale. La presenza di nitrati nei corpi idrici può essere, inoltre, dovuto all’uso di fertilizzanti in agricoltura, ai reflui domestici e agli scarichi industriali.
Nell’uomo la tossicità dei nitrati, assunti con l’alimentazione, si esplica in seguito alla loro riduzione a nitriti da parte della microflora batterica presente nello stomaco; i nitriti, a loro volta, possono provocare l’ossidazione dell’emoglobina a metaemoglobina, la quale non è in grado di trasportare l’ossigeno ai tessuti. Il rischio è particolarmente grave per i neonati al di sotto dei 3 mesi, nei quali il 100% dei nitrati ingeriti viene trasformato in nitriti e potenzialmente causare difficoltà respiratorie e, in casi estremi, asfissia (morbo blu). Negli adulti invece la percentuale di nitrati trasformati in nitriti è circa il 10%.
Tale rischio si può presentare, per le acque potabili, qualora la concentrazione di nitrati superi i 100 mg/l.

 ORP: Potenziale Ossido/Riduttivo è la capacità del'acqua di agire come antiossidante, ossia anti-invecchiamento. Più il valore è negativo, maggiore è la capacità antiossidante, quindi maggiore è il beneficio per la nostra salute.
Vediamo i valori di ORP in alcuni casi:
- acqua inerte (imbottigliata): da +250 a 400 mV: non è antiossidante;
- acqua di runbinetto: da +200 a +250 mV: non è antiossidante;
- acqua di rubinetto filtrata con apperecchio ad osmosi inversa: +400mV: non è antiossidante;
- succo di carota non bio: –100 mV: leggero antiossidante;
- succo di arancia appena spremuto: –250 mV: antiossidante;
- acqua degli Hunza (popolazione molto longeva ai piedi dell’Himalaia): –350 mV: molto antiossidante;
- acqua alcalina prodotta da uno ionizzatore di ottima qualità: da -280 a -400 mV, a seconda del pH selezionato e dellan qualità dell'acqua in ingresso. E' molto importante che lo ionizzatore sia dotato di sensore e scheda elettronica per rilevare la qualità dell'acqua in ingresso e regolare il funzionamento della camera di ionizzazione per ottenere sempre un valore di ORP ottimale.

Più l’acqua ha un potenziale negativo, più è ricca di elettroni, la tensione superficiale delle sue molecole si abbassa, più è antiossidante.
"Crediamo che l'antiossidante più efficace e anche il più economico sia la comune acqua di rubinetto filtrata e trattata con l'elettrolisi, l'acqua ionizzata alcalina." Hidemitsu Hayashi, Direttore del Water Institute di Tokyo.

Ossidabilità:è una misura convenzionale della contaminazione dovuta a materiale organico e a sostanze inorganiche ossidabili presenti nel campione di acqua. L'ossidabilità del permanganato non può pertanto essere utilizzata come una misura rigorosa del tenore in sostanze organiche presenti nell'acqua. Essa è solamente un indice convenzionale che misura le proprietà riducenti dell'acqua.
Tale indice è comunque ben utilizzabile per valutare la qualità dell'acqua: nella generalità dei casi la qualità dell'acqua migliora all'abbassarsi di tale indice. Non è un parametro di per sé pericoloso, tuttavia un valore di ossidabilità alto può favorire fenomeni di crescita batterica nella rete idrica ed ssociarsi ad altri aspetti indesiderabili in un’acqua potabile quali odori, sapori, colori, torbidità.

 pH: è la misura dell’acidità o basicità dell’acqua; la sua scala di misura è compresa tra 0 e 14 unità.
Più una soluzione è acida, minore è il valore di pH, più una soluzione è basica, maggiore è il valore di pH. Analizzando, allora, la scala pH, possiamo dire che una soluzione è acida se il pH e minore di 7, neutra se il pH è uguale a 7, basica se il pH è maggiore di 7.
Valori di pH sotto il 7 possono causare corrosioni nella rete idrica, mentre un alto valore di pH impartisce all’acqua un sapore sgradevole.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: tra 6,5 e 9,5.

Piombo: è un metallo tossico per l’organismo umano. A una concentrazione superiore a 50 microgrammi/l risulta potenzialmente cancerogeno ed è un veleno del cuore e del sistema nervoso centrale.

Residuo fisso 180°C: è il residuo che un’acqua lascia dopo evaporazione alla temperatura di 180°C e ne indica il contenuto in sali. Una brusca variazione del residuo fisso può avere significato di inquinamento. Il residuo fisso è una misura dei sali disciolti nelle acque e deriva principalmente dalla presenza degli ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato.
Le specie che contribuiscono al residuo fisso sono prevalentemente di origine naturale, ma possono derivare anche da attività umane presenti sul territorio.
Studi eseguiti con gruppi di assaggiatori hanno evidenziato che valori elevati di residuo fisso, maggiori di 1000 milligrammi/litro (mg/l), possono rendere l'acqua sgradevole o addirittura inaccettabile al gusto, così come valori estremamente bassi danno la sensazione di un’acqua piatta, insipida.
Il residuo fisso è uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate.
Le acque possono essere classificate in base al residuo fisso come segue:
- Minimamente mineralizzate: fino a 50 mg/l
- Oligominerali o leggermente mineralizzate: fino a 500 mg/l
- Mediamente mineralizzate: fra 500 e 1500 mg/l
- Ricche di sali: oltre 1500 mg/l
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore massimo consigliato di 1500 mg/l

Solfati: il solfato (SO4) si può trovare in quasi tutta l'acqua naturale. L'origine della maggior parte dei composti di solfato è l'ossidazione dei minerali di solfito, la presenza di argille friabili, o gli scarti industriali.
Il solfato è uno dei principali componenti dissolti della pioggia. Le alte concentrazioni di solfato nell'acqua che beviamo possono avere un effetto lassativo quando unite a calcio e magnesio, i due costituenti più comuni della durezza. I batteri che attaccano e riducono i solfati, formano il gas solfuro idrogeno (H2S).
Il carico massimo di solfato suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nelle linee guida per la qualità dell'acqua potabile, messe a punto a Ginevra nel 1993, è 500 mg/l. Gli standards dell'EU sono più recenti, 1998, completi e rigorosi degli standards WHO, e suggeriscono un massimo di 250 mg/l di solfato nell'acqua destinata a consumo umano.
Le persone non abituate a bere acqua ad elevati livelli di solfato possono andare incontro a disidratazione e diarrea. I bambini sono spesso più sensibili al solfato rispetto agli adulti. Come misura di sicurezza, l'acqua con un livello di solfato che supera i 400 mg/l non dovrebbe essere usata nella preparazione di alimenti per bambini. I bambini più grandi e gli adulti si abituano a livelli elevati di solfato dopo pochi giorni. In quantità superiori a 250 mg/l conferiscono un sapore amaro all'acqua.

TDS: è la misura di tutti minerali contenuti nell' acqua.
TDS include non solo calcio e magnesio (il fattore di durezza), ma anche zinco, rame, cromo, selenio, ecc.
Normalmente quando il grado di durezza è elevato, anche il TDS è alto.

Torbidità, colore, sapore: determinano soprattutto la gradevolezza dell’acqua a scopo potabile; una buona acqua deve essere limpida, fresca e “piacevole” per tutti i sensi.

Parametri microbiologici

Coliformi totali: sono batteri, a forma di bastoncello, ricercati nelle acque potabili come indice di contaminazione batterica e per verificare il grado di efficienza dei procedimenti di disinfezione. Sono diffusi nel suolo, nelle materie prime di origine animale o vegetale, nelle acque e nell’ambiente in generale. Questi microrganismi non rappresentano un rischio diretto per la salute, poiché non sono di norma patogeni per l’uomo, ma la loro ricerca nelle acque ha lo scopo di stabilire una eventuale contaminazione con materiale fecale che potrebbe contenere batteri patogeni.

Escherichia coli: è un batterio fortemente rappresentato nel tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo; è ricercato nelle acque potabili come indice di contaminazione da materiale fecale e, quindi, potenzialmente inquinate da batteri patogeni per l’uomo.

Enterococchi: sono batteri, a forma sferica, ricercati nelle acque potabili come indice di un inquinamento da materiale fecale. Rispetto ai coliformi, la loro sopravvivenza in acqua è meno prolungata, motivo per cui la loro presenza indica una contaminazione fecale in atto; inoltre, essendo più resistenti alla clorazione, la loro ricerca fornisce indicazioni sull’efficienza di eventuali processi di disinfezione.

Carica batterica a 22°C e 36°C: rappresentano la somma di tutti i batteri, patogeni e non patogeni, presenti nell’acqua. I batteri si distinguono in base alla loro temperatura di crescita: a 22°C crescono le specie di origine ambientale, mentre a 36°C quelle di origine animale. Il controllo della carica batterica nelle acque potabili non solo permette di definire il grado di inquinamento batterico dell’acqua, ma fornisce indicazioni sull’efficienza dei processi di trattamento e disinfezione eventualmente effettuati.

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Depuratori acqua domestica

 


 

 Bibliografia

Da pubmed.gov

NTP Toxicology and Carcinogenesis Studies of Chlorinated Water (CAS Nos. 7782-50-5 and 7681-52-9) and Chloraminated Water (CAS No. 10599-90-3) (Deionized and Charcoal-Filtered) in F344/N Rats and B6C3F1 Mice (Drinking Water Studies)

"E' stata osservata un'azione cancerogena dell'acqua e cloro nelle cavie femmine e un aumento dell'incidenza di leucemia."

NTP Toxicology and Carcinogenesis Studies of Bromodichloromethane (CAS No. 75-27-4) in F344/N Rats and B6C3F1 Mice (Gavage Studies)

"E' stata evidente l'azione cancerogena nelle cavie di sesso maschile e femminile: aumento di adenoma, adenocarcinoma, polipi localizzati nei reni e nel fegato."

NTP Toxicology and Carcinogenesis Studies of Tribromomethane (Bromoform) (CAS No. 75-25-2) in F344/N Rats and B6C3F1 Mice (Gavage Studies)

"E' stata registrata un'attività cancerogena del tribrometano (sottoprodotto del cloro nell'acqua) nell'intestino, infiammazioni croniche al fegato,... "

Bromodichloromethane, a trihalomethane that produces neoplasms in rodents.

"Il Bromodiclorometano è un trialometano che si trova nell'acqua dopo la clorazione. Lo studio ha dato evidenza di azione cancerogena nelle cavie maschi e femmine: aumento incidenza di adenoma e adenocarcinoma nei reni, polipi nell'intestino, nel fegato."

Assessment of the carcinogenic potential of chlorinated water: experimental studies of chlorine, chloramine, and trihalomethanes.

"I risultati dello studio mostrano che i derivati organici del cloro sono i principali responsabili dell'azione potenzialmente cancerogena dell'acqua con cloro."


Altre risorse

CHLORINE CHEMICALS IN OUR WATER LINKED TO HUMAN BLADDER CANCER
Lo studio rivela che le persone che bevono 8 bicchieri al giorno di acqua con cloro per lunghi periodi (40-59 anni) hanno un rischio più elevato del 40% di sviluppare un tumore alla vescica, se confrontate a persone che bevono acqua senza cloro. Se questo periodo viene prolungato a 60 anni, la probabilità sale al 60%.
Ciò evidenzia che l'acqua col cloro causa cancro negli esseri umani.
Per avere una copia gratuita di questo studio contattare Dr. Kenneth Cantor, Landow Building, Room 3C08, National Institutes of Health, Bethesda, MD 20892; phone (301) 496-1691. Chiedere dell'articolo "Bladder Cancer, Drinking Water Source, and Tap Water Consumption: A Case-Control Study," JOURNAL OF THE NATIONAL CANCER INSTITUTE, Vol. 79, No. 6 (Dec., 1987), pgs. 1269-1279. Footnotes 8 through 25 provide citations to 18 separate studies linking trihalomethanes to various cancers.
--Peter Montague, Ph.D.

There's Something in the Water! A Look at Disinfection By-products in Drinking Water

"Lo studio di Kanitz et al. (1996) ha dimostrato che le donne che bevono acqua con cloro in gravidanza hanno una maggiore probabilità di partorire bimbi più piccoli di dimensioni: meno "lunghi" e con teste più piccole.

Lo studio di King 2000 ha messo in relazione i trialometani, prodotti dal cloro nell'acqua, con l'aumento di bimbi morti alla nascita. Sempre i trialometani sarebbero i responsabili di malformazioni al cervello e alla spina dorsale (Klotz 2000)

Alla luce di questi studi, si consiglia di fare un investimento e di acquistare un filtro per l'acqua"

NEW STUDY LINKS BREAST CANCER TO DDT, PCBS AND OTHER CHLORINATED CHEMICALS

"Lo studio mette in relazione il cancro al seno con DDT, PCBS e altre sostanze chimiche che derivano dal cloro. L'effetto delle sostanze chimiche che derivano dal cloro è molto significativa nei feti: profondo cambiamento nel comportamento sessuale e ridotta fertilità. Esperimenti condotti su topi e gabbiani hanno dimostrato malformazioni negli organi sessuali".

Altre pubblicazioni

Hildesheim, ME, et al. "Drinking Water Source and Chlorination By-products I. Risk of Bladder Cancer". Epidemiology. 1998. 9(1): 21-28.

Hildesheim, ME, et al. "Drinking Water Source and Chlorination By-products II. Risk of Colon and Rectal Cancer". Epidemiology 1998. 9(1): 29-35.

Kanitz, S, et al. "Association between Drinking Water Disinfection and Somatic Parameters at Birth". Environmental Health Perspectives 1996. 104(5).

King, WD, et al. "Relation between Stillbirths and Specific Chlorination By-Products in Public Water Supplies". Environmental Health Perspectives 2000. 108(9).

Klotz, JB, Pyrch LA. "Neural Tube Defects and Drinking Water Disinfection By-Products." Epidemiology 1999. 10(4): 383-390.

Marcus, PM. "Female breast cancer and trihalomethane levels in drinking water in North Carolina". Epidemiology 1998. 9(2): 156-60.

Melnick, RL. "Trihalomethanes and Other Environmental Factors that Contribute to Colorectal Cancer". Environmental Health Perspectives 102(6-7) 1994. Available online at: http://ehpnet1.niehs.nih.gov/members/1994/102-6-7/melnick-full.html

 Altre fonti
http://www.globalhealingcenter.com/chlorine-cancer-and-heart-disease.html
http://www.pure-earth.com/chlorine.html
http://www.purewatergazette.net/chlorinationfox.htm

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Acqua depurata .JPGQuali sono i metodi di depurazione dell'acqua domestica più efficaci?
Che valori deve avere l'acqua potabile, e cosa significano?
Che relazione c'è tra acqua inquinata e incidenza di determinate malattie?


Il termine "depuratori d’acqua domestica" non è formalmente corretto, ma è ormai entrato a far parte del linguaggio comune per indicare apparecchi destinati alla filtrazione dell’acqua potabile.
Di seguito il termine "depurazione acqua domestica" viene utilizzato in tale accezione.
Per acqua potabile si intende acqua distribuita da acquedotti pubblici consortili e privati, rispondente ai limiti fissati dal DPR n.236 del 24 Maggio 1988.
In questo articolo:

I depuratori d'acqua domestica non sono tutti uguali ...>>
Acqua minerale, acqua depurata con osmosi inversa ...>>
Relazione tra valori dell'acqua domestica e patologie: infarto, cardiopatie, cancro, ipertensione ...>>

Come dev'essere un buon filtro? ...>>

Efficacia del filtro degli ionizzatori ...>>

Attenzione ai filtri con calcio solfito ...>>
Personalizza la depurazione della tua acqua domestica ...>>

Valori dell'acqua: cosa significano? ...>>
Limiti di legge ...>>
Letture consigliate ...>>


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I depuratori d'acqua domestica non sono tutti uguali 

Rubinetto.jpgI metodi di depurazione dell'acqua domestica oggi più diffusi sono quelli a osmosi inversa.

Accanto a questi è nata una nuova categoria di depuratori, chiamati ionizzatori d'acqua, che fanno molto di più: erogano acqua depurata, ionizzata e alcalina.

A differenza dei filtri a osmosi inversa, che eliminano gli inquinanti dall'acqua ma spesso insieme ad essi eliminano anche i preziosi sali minerali disciolti ed erogano acqua acida, gli ionizzatori d'acqua presentano i seguenti vantaggi:
- eliminano gli inquinanti presenti nell'acqua;
- lasciano passare i preziosi minerali disciolti in essa, di cui il nostro organismo ha fortemente bisogno;
- trasformano i minerali presenti nell'acqua in forma ionizzata, aumentandone la biodisponibilità;
- erogano acqua alcalina, che al contrario di quella acida, è un antiossidante e ha innumerevoli benefici per l'organismo.


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Acqua minerale, acqua depurata con osmosi inversa  
Abbiamo già detto che l'acqua proveniente da osmosi inversa è demineralizzata, ossia contiene pochi o nessun minerale.
Quest'acqua si ottiene mediante distillazione, osmosi inversa, scambio ionico o una combinazione di questi metodi.
Le ricerche sulle cardiopatie e sul cancrodimostrano chel'acqua demineralizzata, carente di calcio e magnesio, e con basso grado di durezza e TDS (Totale Solidi Disciolti), non è salutare da bere.
Il Dr. John Sorenson, un affermato studioso nel campo del metabolismo minerale, ha dimostrato che i minerali essenziali vengono ben assorbiti, e soprattutto favoriscono l'eliminazione dei minerali non essenziali, anche di quelli nocivi. (Sorenson J. Personal Communication. November 3, 1983)
Ad esempio, se nell'acqua sono presenti una buona quantità di calcio e magnesio e una piccola quantità di piombo, l'organismo assimila almeno in parte gli elementi essenziali (calcio e magnesio) ed elimina quelli non essenziali (piombo).
Se al contrario, vi sono bassi livelli di calcio e magnesio, le cellule selezionano ed assorbono il piombo, che è tossico.

I distillatori e le unità a osmosi inversa forniscono acqua addolcita e demineralizzata, senza l'efficacia protettiva dei minerali essenziali.

In tal modo gli effetti negativi delle sostanze dannose vengono ulteriormente amplificati.

Una piccola quantità di sostanze nocive in un'acqua demineralizzata può avere effetti molto più dannosi sulla salute che non una maggiore quantità in un'acqua più dura.

Perciò, per ragioni differenti, sia l'acqua inquinata, sia quella demineralizzata, possono essere nocive per la nostra salute.

Per quanto riguarda le acque minerali, si calcola che soltanto il 20% di quelle oggi in commercio sia sorgiva, e anche quest'ultima non sempre è esente da sostanze contaminanti.
Molte acque minerali in bottiglia subiscono processi di filtrazione, distillazione e osmosi inversa.
Se si sceglie di acquistare acqua minerale in bottiglia, è importante assicurarsi che si tratti
effettivamente di acqua di sorgente e che contenga un'adeguata quantità di minerali e un sufficiente grado di durezza e TDS
.

 


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Relazione tra valori dell'acqua domestica e patologie: infarto, cardiopatie, cancro, ipertensione 
Sono stati svolti numerosi studi scientifici sulla relazione tra la qualità dell'acqua potabile e l'insorgere di patologie, prendendo in considerazione prevalentemente due valori:
- TDS: Totale Solidi Disciolti: è la misura dei minerali disciolti nell'acqua;
- durezza: misura di calcio e magnesio presenti nell'acqua.
Solitamente un'acqua dura ha anche un TDS elevato.
Nel suo studio (Sauer HA. Relationship of Water to Risk of Dying. In: Manners DX ed. 1nt’l Water Quality Symp: Water, Its Effects on Life Quality. Wash., D. C.: Water Quality Research Council. 974: 76-79), Sauer nel 1974 analizzò le caratteristiche delle acque di 92 città e trovò che:

nelle zone in cui l'acqua potabile ha un più alto grado di TDS vi è una minore incidenza di morti per infarto, cancro e malattie cronico-degenerative in genere.

Successivamente, Comstock (Comstock GW. Reviews and Commentary: Water Hardness and Cardiovascular Diseases. Am. J. Epidemelogy 1979; 110 (October): 375-400) riesaminò circa 50 studi sull'argomento e concluse che:

"non c'è alcun dubbio che vi sia una precisa associazione tra grado di durezza dell'acqua e percentuale di mortalità per malattie degenerative"

Non ci si può quindi concentrare solo sugli effetti di alcuni minerali per comprendere i fattori benefici presenti nell'acqua potabile, ma essi dipendono dalla combinazione di più elementi come grado di durezza, TDS e pH.

Soprattutto rivalutiamo i minerali presenti nell'acqua e il loro ruolo benefico, e teniamo presente che i filtri che oggi vanno per la maggiore li eliminano.

Alcuni sistemi di addolcimento aggiungono sodio all'acqua rimpiazzando significative quantità di calcio e magnesio. Altri procedimenti non aggiungono sodio ma comunque riducono la durezza dell'acqua.

L'acqua addolcita non è salutare, non tanto per il sodio in sé, ma a causa della carenza di calcio e magnesio.

Se si usa un addolcitore, è consigliabile avere una linea separata per l'acqua potabile alla quale si applicherà un'appropriata unità di depurazione.

Normalmente le acque con alto contenuto di sodio hanno anche un'elevata durezza e TDS.

Sappiamo che alti livelli di durezza e TDS ci proteggono da sostanze potenzialmente dannose e ci aiutano a prevenire le malattie degenerative. Se vogliamo ridurre il sodio dobbiamo correggere la dieta. Il 90% del sodio lo assumiamo infatti attraverso gli alimenti.

 


 

 

Leggi qui per approfondire la relazione tra cancro e valori dell'acqua potabile

Leggi qui per approfondire la relazione tra ipertensione e valori dell'acqua potabile


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Come dev'essere un buon filtro? 
I sistemi di depurazione dell'acqua domestica oggi disponibili sono:
1) carboni attivi;
2) miscele speciali: carboni attivi addizionati di altre sostanze;
3) osmosi inversa;
4) distillazione.
I sistemi (3) e (4) osmosi inversa e distillazione rimuovono i minerali essenziali, come calcio e magnesio, quindi alla luce di quanto esposto, non sono consigliabili.
Il sistema (1) a carboni attivi, seppur efficace per la rimozione del cloro e degli odori sgradevoli, è meno efficace nella eliminazione di agenti chimici contaminanti.
I sistemi (2) con miscele speciali ad oggi sono quelli che danno i risultati migliori in termini di filtraggio dell'acqua.

Per riassumere possiamo affermare che i principali inquinanti da eliminare dall'acqua che beviamo sono:
- cloro;
- composti chimici organici;
- piombo.

Il filtro ideale è quello che si dimostra efficace nell'eliminazione di queste sostanze e contemporaneamente lascia nell'acqua quelle benefiche come il calcio e il magnesio. (Dr. Martin Fox “Healty Water”, Healty Water Research, Portsmouth,1996).

Efficacia dei filtri degli ionizzatori 

Il filtro composito presente negli ionizzatori d'acqua mostra una totale efficacia verso il cloro e i suoi derivati organici.

L’ acqua filtrata è inodore, insapore e incolore.

Non ci sono tracce di particelle in sospensione che invece, anche se saltuariamente, compaiono nell’ acqua di rubinetto.

Le sostanze organiche vengono eliminate al 70%.

Per quanto riguarda i metalli pesanti e il piombo, vengono immessi nel flusso dell'acqua di scarto (acida se si seleziona acqua alcalina da bere; alcalina se si seleziona acqua acida per uso esterno).

 

L’azione batteriostatica del filtro è dovuta a graniglia ceramica e fibre speciali presenti nel suo interno.

Ma oltre a:
- garantire una buona depurazione dell'acqua,
- eliminare gli inquinanti presenti nell'acqua,
- lasciar passare i minerali, preziosi per la nostra salute,
gli ionizzatori d'acqua erogano acqua ionizzata alcalina, che apporta moltissimi benefici per il nostro organismo, in termini di azione antiossidante, di prevenzione e sollievo di numerosi disturbi.


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Attenzione ai filtri con calcio solfito 

E' bene controllare che nel filtro dello ionizzatore non sia presente calcio solfito.
Il calcio solfito, conosciuto anche come E226, utilizzato anche come conservante, è un sale che libera anidride solforosa.
Quest'ultima è un veleno in grado di disattivare la vitamina B1 e B12.
Può causare faringite, perdita dell’olfatto, del gusto, acidità urinaria e stanchezza. I sintomi più conosciuti sono quelli legati al mal di tesa post sbornia e disturbi nervosi.
I solfiti vengono anche utilizzati come additivi alimentari per le loro proprietà antimicrobiche, antifungine, antiossidanti.
Molti filtri all'interno degli ionizzatori contengono calcio solfato per le sue proprietà antimicrobiche e antifungine.
E' preferibile, alla luce delle considerazioni di cui sopra, dotarsi di uno ionizzatore con un filtro che non contenga calcio solfito.

Per approfondimenti:
promiseland.it

sulphitedanger.com (in inglese)

Personalizza la depurazione della tua acqua domestica 
I valori dell'acqua del rubinetto non sono tutti uguali
, pertanto nei casi in cui ci sia un'acqua con delle problematiche particolari o ci siano esigenze particolari, si rende necessaria una soluzione personalizzata, con dei filtri mirati allo scopo che si vuole ottenere.

Sul mercato ci sono filtri specifici per determinate problematiche. E' importante conoscere la propria acqua per sapere se ci sono in particolare dei valori critici da abbassare e quali sono in particolare gli inquinanti presenti che devono essere eliminati.

In questo modo riusciamo ad ottenere dal nostro rubinetto un'acqua di ottima qualità.

Possiamo consigliarti la soluzione migliore per la zona in cui vivi conoscendo l'acqua a tua disposizione.

In alcune zone in cui l'acqua presenta dei livelli di inquinamento alti, o nel casi di acqua prelevata dai pozzi può essere necessario abbinare al filtro dello ionizzatore un ulteriore filtro specifico.

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Valori dell'acqua: cosa significano? 

Ammoniaca: la sua presenza nell’acqua è quasi sempre correlata a fenomeni di inquinamento in atto di origine animale, più raramente di origine geologica. L’ammoniaca ha effetti tossici sull’uomo e sugli animali, ma i livelli di concentrazione ai quali è tossica variano secondo l’organismo e dipendono dalla funzionalità del fegato e dei reni. L'ammoniaca può essere naturalmente presente in acque venute a contatto con residui di depositi marini profondi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001:
Ammonio: valore massimo di 0,50 milligrammi/litro
Nitrito: 0,50 milligrammi/litro

Arsenico: può essere di origine geologica, provenendo da rocce vulcaniche, o antropica, come componente di erbicidi, una volta utilizzati e dispersi nel suolo in grandi quantità. E' utilizzato, inoltre, nell'industria del vetro, dei coloranti, della carta, del legno e delle munizioni. L'arsenico può accumularsi nella pelle, nelle ossa e nei muscoli. Può provocare danni al fegato, al sangue, ai reni e alla cute. E' tossico e cancerogeno.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 0,01 milligrammi/litro.

Cadmio: è un veleno che agisce sul sistema nervoso centrale e può provocare nell’uomo il blocco di diverse reazioni chimiche. Nelle acque potabili la concentrazione di questo metallo non può essere superiore a 5 microgrammi/l.

Calcio: componente essenziale di ossa e denti, non è noto di questo metallo alcun effetto nocivo sulla salute; contribuisce alla durezza dell’acqua.

Cloro residuo libero: è la quantità di cloro che rimane disponibile, ai fini della disinfezione, in un campione di acqua sottoposto a clorazione.

Cloruri: sono sali contenenti cloro, per la maggior parte cloruro di sodio, presenti nell’acqua. Possono essere di origine geologica, cioè derivare dalla dissoluzione di rocce contenenti cloruri oppure di origine animale se derivano da deiezioni animali e umane. In quest’ultimo caso la loro presenza è connessa a inquinamento da liquami. Oltre il valore di 200 mg/l di cloruri si possono verificare corrosioni delle tubazioni e sapori sgradevoli.

Conducibilità elettrica: è la capacità dell’acqua di condurre corrente elettrica e la sua misura si esprime in Microsimens/cm. Questa proprietà è direttamente proporzionale alla concentrazione di sali in soluzione; poiché la maggior parte di sali nell’acqua è data da carbonati di calcio e magnesio e poiché questi definiscono la durezza dell’acqua, la misura della conducibilità fornisce un’ottima stima di questo parametro. Oltre il valore di 1800 microsiemens/cm, la conducibilità può causare corrosioni nella rete idrica.
Inoltre, improvvise e brusche variazioni nella conducibilità sono indici di inquinamento.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 2500 µS/cm

Cromo: a valori di concentrazione superiori a 50 microgrammi/l questo metallo può essere cancerogeno e provocare il blocco di alcune reazioni chimiche che avvengono nell’organismo umano.

Durezza: è una caratteristica naturale dell'acqua, che deriva sostanzialmente dalla presenza in soluzione di ioni calcio Ca++ e magnesio Mg++; è infatti definita come la concentrazione totale di calcio e magnesio, ed è espressa in milligrammi di carbonato di calcio CaCO3 presenti in un litro d'acqua.
L'unità di misura più utilizzata è il Grado Francese (°F), che corrisponde a 10 milligrammi/litro di CaCO3.
Un'altra unità di misura piuttosto diffusa è il Grado Tedesco (°D), legato al grado francese dalla seguente relazione:
1 grado tedesco = 1 grado francese x 0,56
Esistono diversi modi di classificare la durezza delle acque, spesso non coincidenti; la scala seguente può servire come orientamento:
- Acque leggere o dolci: durezza inferiore a 15°F
- Acque mediamente dure: durezza compresa tra 15 e 30°F
- Acque dure: durezza superiore a 30°F
A valori di durezza inferiori a 10°F si possono verificare fenomeni di corrosione della rete idrica, oltre il valore di 50°F si possono verificare fenomeni di incrostazioni, in particolare nelle acque riscaldate.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore consigliato da 15 a 50°F

Ferro: l’acqua, passando attraverso minerali ricchi di ferro, porta questo metallo in soluzione, sotto forma, solitamente, di bicarbonato ferroso o legato a sostanze organiche, come derivati degli acidi umici, tannici, ecc…. In questa forma solubile si mantiene nelle acque profonde, ma una volta all’aria, si ossida, precipitando come idrossido ferrico. Nelle acque superficiali il ferro proviene dalle sostanze dilavate dalle acque piovane oppure da scarichi industriali. Valori elevati possono rendere l’acqua sgradevole per colore, odore e sapore, ma non causano conseguenze sfavorevoli alla salute.
Nelle reti di distribuzione, alte concentrazioni di ferro possono dare luogo a fenomeni di deposito e sviluppo di ferro – batteri, particolarmente resistenti all’azione del cloro. La presenza di ferro nell’acqua in uscita dalla rete può indicare la corrosione delle tubature.
A valori di ferro superiori a 200 microgrammi/l di concentrazione si verifica la colorazione gialla dell’acqua, aumento della torbidità, depositi di composti ferrosi sulle pareti delle condotte con possibile proliferazione di batteri e sapore sgradevole.

Fosfati: la presenza di fosfati in tracce non è molto significativa, a causa della loro relativa diffusione nella litosfera; concentrazioni superiori sono invece indice di inquinamento domestico (deiezioni o detersivi sintetici), industriale e agricolo (uso di fertilizzanti). Nelle acque dei fiumi e dei laghi si trovano sempre più frequentemente quantità notevoli di fosfati e questo determina il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè una crescita abnorme di alghe e batteri che sottraggono ossigeno alle altre specie. L’eutrofizzazione conduce ad una carenza di ossigeno, che a sua volta provoca la moria del pesce con successiva putrefazione e produzione di sostanze tossiche e maleodoranti (metano e acido solfidrico). I fosfati devono essere assenti nelle acque potabili.

Fosforo: rappresenta un inquinante diffuso in molti composti quali i detersivi e i fertilizzanti. A concentrazioni superiori a 5 mg/l può rivelare inquinamento da deiezioni umane o animali.

Ione Fluoruro: si può trovare in natura come costituente di rocce e terreni in combinazione con altri elementi, ma può derivare anche da attività industriali presenti sul territorio.
E' un elemento importante per l'organismo umano, essendo correlato con lo sviluppo dei denti e dello scheletro.
L'assunzione di quantitativi eccessivi di fluoruro attraverso l'acqua o gli alimenti può portare all'insorgere di una malattia a danno dei denti, denominata fluorosi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 1,50 milligrammi/litro

Ione Cloruro: è ampiamente distribuito in natura sotto forma di sali di sodio (NaCl), di potassio (KCl) e di calcio (CaCl2). La soglia di percezione organolettica (sapore salato) dei cloruri di sodio e di calcio nelle acque potabili è intorno a 200 – 300 milligrammi/litro.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: è inserito tra i parametri indicatori, con un valore massimo di 250 milligrammi/litro

Ione nitrato: presente naturalmente nell'ambiente facendo parte del ciclo di decomposizione delle sostanze azotate. Inoltre, apporti di nitrati nelle acque di falda possono derivare principalmente dall'utilizzo di fertilizzanti contenenti azoto inorganico o da scarichi contenenti azoto di origine organica.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 50 milligrammi/litro

Magnesio: è un elemento essenziale per l’organismo umano e rappresenta un fattore indispensabile in alcune reazioni chimiche; concentrazioni superiori a 700 mg/l possono provocare effetti lassativi; contribuisce alla durezza dell’acqua.

Manganese: è un elemento essenziale per l’organismo umano poiché interviene in numerose reazioni metaboliche degli zuccheri, dei grassi e nella sintesi dell’emoglobina. La presenza di manganese a livelli relativamente elevati nell’acqua potabile non sembra costituire un problema tossicologico, poiché già a livelli inferiori a quelli tossici vengono alterate le caratteristiche organolettiche dell’acqua; inoltre si producono incrostazioni nelle tubazioni e macchie nel bucato (si forma un precipitato brunastro).

Nichel: naturalmente presente nelle acque che attraversano sottosuoli con particolare composizione mineralogica, il nichel può anche derivare dalle attività antropiche sul territorio, essendo utilizzato principalmente nella produzione di acciai e leghe al nichel.
Normalmente l'acqua fornisce un contributo poco rilevante all'apporto quotidiano di nichel, la cui principale fonte è costituita dai cibi.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: 20 microgrammi/litro

Nitrati e nitriti: la presenza naturale di nitrati e nitriti nell’ambiente deriva dalla decomposizione, da parte dei microrganismi, del materiale organico contenente azoto animale e vegetale. La presenza di nitrati nei corpi idrici può essere, inoltre, dovuto all’uso di fertilizzanti in agricoltura, ai reflui domestici e agli scarichi industriali.
Nell’uomo la tossicità dei nitrati, assunti con l’alimentazione, si esplica in seguito alla loro riduzione a nitriti da parte della microflora batterica presente nello stomaco; i nitriti, a loro volta, possono provocare l’ossidazione dell’emoglobina a metaemoglobina, la quale non è in grado di trasportare l’ossigeno ai tessuti. Il rischio è particolarmente grave per i neonati al di sotto dei 3 mesi, nei quali il 100% dei nitrati ingeriti viene trasformato in nitriti e potenzialmente causare difficoltà respiratorie e, in casi estremi, asfissia (morbo blu). Negli adulti invece la percentuale di nitrati trasformati in nitriti è circa il 10%.
Tale rischio si può presentare, per le acque potabili, qualora la concentrazione di nitrati superi i 100 mg/l.

 ORP: Potenziale Ossido/Riduttivo è la capacità del'acqua di agire come antiossidante, ossia anti-invecchiamento. Più il valore è negativo, maggiore è la capacità antiossidante, quindi maggiore è il beneficio per la nostra salute.
Vediamo i valori di ORP in alcuni casi:
- acqua inerte (imbottigliata): da +250 a 400 mV: non è antiossidante;
- acqua di runbinetto: da +200 a +250 mV: non è antiossidante;
- acqua di rubinetto filtrata con apperecchio ad osmosi inversa: +400mV: non è antiossidante;
- succo di carota non bio: –100 mV: leggero antiossidante;
- succo di arancia appena spremuto: –250 mV: antiossidante;
- acqua degli Hunza (popolazione molto longeva ai piedi dell’Himalaia): –350 mV: molto antiossidante;
- acqua alcalina prodotta da uno ionizzatore di ottima qualità: da -280 a -400 mV, a seconda del pH selezionato e dellan qualità dell'acqua in ingresso. E' molto importante che lo ionizzatore sia dotato di sensore e scheda elettronica per rilevare la qualità dell'acqua in ingresso e regolare il funzionamento della camera di ionizzazione per ottenere sempre un valore di ORP ottimale.

Più l’acqua ha un potenziale negativo, più è ricca di elettroni, la tensione superficiale delle sue molecole si abbassa, più è antiossidante.
"Crediamo che l'antiossidante più efficace e anche il più economico sia la comune acqua di rubinetto filtrata e trattata con l'elettrolisi, l'acqua ionizzata alcalina." Hidemitsu Hayashi, Direttore del Water Institute di Tokyo.

Ossidabilità:è una misura convenzionale della contaminazione dovuta a materiale organico e a sostanze inorganiche ossidabili presenti nel campione di acqua. L'ossidabilità del permanganato non può pertanto essere utilizzata come una misura rigorosa del tenore in sostanze organiche presenti nell'acqua. Essa è solamente un indice convenzionale che misura le proprietà riducenti dell'acqua.
Tale indice è comunque ben utilizzabile per valutare la qualità dell'acqua: nella generalità dei casi la qualità dell'acqua migliora all'abbassarsi di tale indice. Non è un parametro di per sé pericoloso, tuttavia un valore di ossidabilità alto può favorire fenomeni di crescita batterica nella rete idrica ed ssociarsi ad altri aspetti indesiderabili in un’acqua potabile quali odori, sapori, colori, torbidità.

 pH: è la misura dell’acidità o basicità dell’acqua; la sua scala di misura è compresa tra 0 e 14 unità.
Più una soluzione è acida, minore è il valore di pH, più una soluzione è basica, maggiore è il valore di pH. Analizzando, allora, la scala pH, possiamo dire che una soluzione è acida se il pH e minore di 7, neutra se il pH è uguale a 7, basica se il pH è maggiore di 7.
Valori di pH sotto il 7 possono causare corrosioni nella rete idrica, mentre un alto valore di pH impartisce all’acqua un sapore sgradevole.
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: tra 6,5 e 9,5.

Piombo: è un metallo tossico per l’organismo umano. A una concentrazione superiore a 50 microgrammi/l risulta potenzialmente cancerogeno ed è un veleno del cuore e del sistema nervoso centrale.

Residuo fisso 180°C: è il residuo che un’acqua lascia dopo evaporazione alla temperatura di 180°C e ne indica il contenuto in sali. Una brusca variazione del residuo fisso può avere significato di inquinamento. Il residuo fisso è una misura dei sali disciolti nelle acque e deriva principalmente dalla presenza degli ioni sodio, potassio, calcio, magnesio, cloruro, solfato e bicarbonato.
Le specie che contribuiscono al residuo fisso sono prevalentemente di origine naturale, ma possono derivare anche da attività umane presenti sul territorio.
Studi eseguiti con gruppi di assaggiatori hanno evidenziato che valori elevati di residuo fisso, maggiori di 1000 milligrammi/litro (mg/l), possono rendere l'acqua sgradevole o addirittura inaccettabile al gusto, così come valori estremamente bassi danno la sensazione di un’acqua piatta, insipida.
Il residuo fisso è uno dei parametri più utilizzati per il confronto delle acque di rubinetto con le acque imbottigliate.
Le acque possono essere classificate in base al residuo fisso come segue:
- Minimamente mineralizzate: fino a 50 mg/l
- Oligominerali o leggermente mineralizzate: fino a 500 mg/l
- Mediamente mineralizzate: fra 500 e 1500 mg/l
- Ricche di sali: oltre 1500 mg/l
Limiti di legge previsti dal D.Lgs. 31/2001: valore massimo consigliato di 1500 mg/l

Solfati: il solfato (SO4) si può trovare in quasi tutta l'acqua naturale. L'origine della maggior parte dei composti di solfato è l'ossidazione dei minerali di solfito, la presenza di argille friabili, o gli scarti industriali.
Il solfato è uno dei principali componenti dissolti della pioggia. Le alte concentrazioni di solfato nell'acqua che beviamo possono avere un effetto lassativo quando unite a calcio e magnesio, i due costituenti più comuni della durezza. I batteri che attaccano e riducono i solfati, formano il gas solfuro idrogeno (H2S).
Il carico massimo di solfato suggerito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) nelle linee guida per la qualità dell'acqua potabile, messe a punto a Ginevra nel 1993, è 500 mg/l. Gli standards dell'EU sono più recenti, 1998, completi e rigorosi degli standards WHO, e suggeriscono un massimo di 250 mg/l di solfato nell'acqua destinata a consumo umano.
Le persone non abituate a bere acqua ad elevati livelli di solfato possono andare incontro a disidratazione e diarrea. I bambini sono spesso più sensibili al solfato rispetto agli adulti. Come misura di sicurezza, l'acqua con un livello di solfato che supera i 400 mg/l non dovrebbe essere usata nella preparazione di alimenti per bambini. I bambini più grandi e gli adulti si abituano a livelli elevati di solfato dopo pochi giorni. In quantità superiori a 250 mg/l conferiscono un sapore amaro all'acqua.

Torbidità, colore, sapore: determinano soprattutto la gradevolezza dell’acqua a scopo potabile; una buona acqua deve essere limpida, fresca e “piacevole” per tutti i sensi.

Parametri microbiologici

Coliformi totali: sono batteri, a forma di bastoncello, ricercati nelle acque potabili come indice di contaminazione batterica e per verificare il grado di efficienza dei procedimenti di disinfezione. Sono diffusi nel suolo, nelle materie prime di origine animale o vegetale, nelle acque e nell’ambiente in generale. Questi microrganismi non rappresentano un rischio diretto per la salute, poiché non sono di norma patogeni per l’uomo, ma la loro ricerca nelle acque ha lo scopo di stabilire una eventuale contaminazione con materiale fecale che potrebbe contenere batteri patogeni.

Escherichia coli: è un batterio fortemente rappresentato nel tratto gastrointestinale dell’uomo e degli animali a sangue caldo; è ricercato nelle acque potabili come indice di contaminazione da materiale fecale e, quindi, potenzialmente inquinate da batteri patogeni per l’uomo.

Enterococchi: sono batteri, a forma sferica, ricercati nelle acque potabili come indice di un inquinamento da materiale fecale. Rispetto ai coliformi, la loro sopravvivenza in acqua è meno prolungata, motivo per cui la loro presenza indica una contaminazione fecale in atto; inoltre, essendo più resistenti alla clorazione, la loro ricerca fornisce indicazioni sull’efficienza di eventuali processi di disinfezione.

Carica batterica a 22°C e 36°C: rappresentano la somma di tutti i batteri, patogeni e non patogeni, presenti nell’acqua. I batteri si distinguono in base alla loro temperatura di crescita: a 22°C crescono le specie di origine ambientale, mentre a 36°C quelle di origine animale. Il controllo della carica batterica nelle acque potabili non solo permette di definire il grado di inquinamento batterico dell’acqua, ma fornisce indicazioni sull’efficienza dei processi di trattamento e disinfezione eventualmente effettuati.


 

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