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Lo svezzamento del bambino

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svezzamento18.jpgLa corretta alimentazione sin dallo svezzamento è più importante che mai: quali sono i luoghi comuni da sfatare?

L’adeguatezza nutrizionale di una dieta vegetariana in età pediatrica è tuttora argomento di acceso dibattito, anche se è ormai riconosciuta da tempo dalle autorità accademiche pediatriche internazionali.

In questa pagina:

I consigli dell'Eubiotica ...>>

Come gestire lo svezzamento ...>>

Consigli utili ...>>

Come introdurre i legumi? ...>>

i2leocorni.jpg

L'alimentazione vegetariana nella prima infanzia, del Dott. Luciano Proietti, Pediatra

Come avveniva lo svezzamento nel passato ...>>

Lo svezzamento sta tornando "di moda" ...>>

Quando iniziare? ...>>

Per prevenire una possibile carenza di ferro ...>>

Libri consigliati ...>>

Cerchi un asilo nido che segua questi consigli e che rispetti le tue scelte alimentari? ...>>

Diversi approcci nello svezzamento di Maria Cristina Tomasella, Naturopata

svezzamento.jpgLo svezzamento di un bimbo non è cosa da farsi in velocità: bisogna prendersi tutto il tempo possibile per vedere come il bambino si adatta al nuovo cibo. Nel primo anno l’intestino del bambino è adatto ad assumere solo latte.

L’allattamento materno deve arrivare fino al sesto mese e oltre perché il latte materno rende il bambino più calmo e più protetto dal punto di vista immunitario.

I consigli dell'Eubiotica

Prof. Luciano Pecchiai è stato Primario Patologo Ospedale dei Bambini “Buzzi” di Milano e docente di Eubiotica all’Istituto di Medicina Psicosomatica Riza di Milano
L’eubiotica, medicina naturale messa a punto dal prof. Pecchiai negli anni ’60, si presenta come scienza dietetica per un nuovo comportamento alimentare.
L’eubiotica propone di conciliare l’arte di alimentarsi secondo la tradizione ma con un’attenzione anche agli insegnamenti della scienza per verificare sempre, secondo scienza, il valore biologico-nutrizionale degli alimenti.

Secondo l'Eubiotica del prof. Pecchiai, l'allattamento al seno dovrebbe proseguire fino al sesto mese o almeno per i primi tre mesi.

Per favorire una produzione ottimale di latte durante la gravidanza e dopo il parto, l’alimentazione della madre dovrebbe essere quanto più possibile a base di alimenti integrali e biologici, cioè ricchi in fattori vitali.

Dopo il sesto mese, il bambino può inziare ad essere svezzato con alimenti naturali.

Da preferire:

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- farine di cereali (riso);

- brodi di verdure e verdure.

 

Da limitare:

- prodotti raffinati e in particolare quelli sterilizzati come il latte in polvere;

- omogeneizzati;

- formaggini;

- cibi precotti, salvo i fiocchi di cereali;

- i prodotti animali; solo il latte può essere somministrato tutti i giorni. La restrizione riguarda soprattutto la carne che richiede il completamento della dentizione, mentre il tuorlo d’uovo, solo se necessita, può essere dato dopo il 7° mese.

svezzamento14.jpg svezzamento11.jpg svezzamento13.jpg svezzamento12.jpg

Nel primo anno di vita i prodotti animali più validi per il bambino già svezzato sono il latte pastorizzato, ma meglio ancora lo yogurt naturale non termostabilizzato, i latticini freschi, il parmigiano.

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Il pesce è certamente preferibile alla carne.

I legumi, ceci e lenticchie, andrebbero somministrati dopo il 7° mese.

Come condimento solo olio extravergine d’oliva, crudo.

L'eubiotica consiglia:

- gli alimenti sterilizzati, pur se garantiscono in modo assoluto la distruzione di eventuali germi patogeni, finiscono per distruggere anche i microorganismi saprofiti utili, producono una pericolosa riduzione delle difese immunitarie, rendendo i bambini più soggetti alle patologie da raffreddamento e riducono i cibi a livello di alimenti “morti”;

- il latte pastorizzato a 75-80° contiene microorganismi vivi non dannosi; il latte sterilizzato a 120-140° o a lunga conservazione è completamente devitalizzato in riferimento ai microorganismi saprofiti, con una maggiore degradazione degli altri fattori vitali a cominciare dalle vitamine;

- gli omogeneizzati di carne: è noto che i succhi digestivi del lattante, privo di denti in grado di sminuzzare i cibi solidi, non sono in grado di digerire particelle grossolane di carne tritata o trattata con un frullatore casalingo a meno che si usi un omogeneizzatore per ottenere particelle tanto fini da potere essere digerite. Proprio questa tecnica ha permesso di fare assumere al lattante un cibo solido in modo innaturale, cioè prima che gli fossero spuntati i denti;

- in passato per lo svezzamento veniva dato prima il formaggio che, passando dal latte, non dava alcun problema, poi l’uovo e il pesce, lasciando per ultima la carne, quando cioè i succhi digestivi sono in grado di digerirne anche particelle relativamente grossolane. Questa progressione era più salutare perché rispettosa dei principi naturali;

- dare la carne al quarto mese può preparare il bambino a diventare nel futuro un forte consumatore di carne favorendo l’insorgere di maggiori patologie da civilizzazione. Inoltre gli omogeneizzati di carne sono sottoposti a un duplice trattamento termico, prima di cottura e poi di sterilizzazione a 120-140° che ne consente la vendita con scadenza a 5 anni. Questo cibo dal punto di vista nutrizionale è inferiore alla carne fresca o surgelata.

Come-gestire-lo-svezzamento

E’ buona regola mantenere il filo diretto con il pediatra che può essere un riferimento importante per non incorrere in errori o carenze nutrizionali.
La regola di base per una buona salute del bambino è utilizzare solo cibo biologico o biodinamico e ortaggi freschi.

svezzamento1.jpgSi inizia introducendo un cibo alla volta, almeno per una settimana, per poi aumentarne le dosi e la frequenza.

E’ utile iniziare con una mela grattugiata (non usare la plastica ma una grattugia di vetro o acciaio), facendo bere anche il succo – qualche cucchiaino - e aggiungendo anche qualche goccia di limone per rendere la mela più digeribile. Anche la pera può andare bene, ma è più ricca di zuccheri.

La frutta può anche essere cotta.

svezzamento2.jpgLa carota è un ortaggio molto importante in questa fase: sia cruda grattugiata, sia il succo, eventualmente aggiungendone qualche cucchiaino alla mela, sia cotta.

Viste le reazioni positive del bambino, possiamo permetterci poi di sostituire una poppata, meglio a mezzogiorno, inserendo creme a base di farine precotte e raffinate di cereali senza glutine (riso) e biologiche, insieme a latte fresco bio diluito con acqua naturale al 50% + la mela grattata.

Gli altri pasti intanto continuano con il latte materno.

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Passano le settimane, aumenteranno le dosi dei cereali che saranno variati e il latte dovrà essere meno diluito. Si arriva così alla seconda e terza pappa che saranno a base di passati di verdure senza sale (fino al primo anno).

Iniziamo a dare prima solo il brodo di verdura (una settimana) e se il bambino digerisce bene anche la verdura passata.
Il condimento: può essere introdotto a gocce dopo l’ottavo mese: qualche goccia di olio extravergine di oliva.

Consigli utili

svezzamento8.jpg1. Se dolcificate il biberon con latte diluito non usate miele ma solo zucchero grezzo integrale e bio, perché il miele può infiammare e arrossare la mucosa anale e genitale del bambino (il miele scalda).

Nel terzo anno quando si userà il latte intero fresco non diluito non sarà necessario aggiungere zucchero, perché il latte è già dolce.

2.Il sale tende a contrarre quindi lasciamo che il corpo possa svilupparsi con naturalezza per non andare incontro a bassa statura.

3.Evitare la banana e la patata nel primo anno.

4.Cereali senza glutine: riso, miglio, mais, tapioca.

5.Per la crema di cereali: utilizzare il brodo vegetale e cuocere la farina precotta per un minuto, lasciando riposare.

6.Il metodo kousmine suggerisce di evitare di dare carne e pesce prima che spuntino i denti canini perché l’organismo non è pronto. Sarebbe bene mantenere una dieta latteo-vegetariana fino al termine del secondo anno per adeguare poi la dieta a partire dal terzo anno.

Come introdurre i legumi?

svezzamento6.jpgSecondo scienzavegetariana.it, i legumi (piselli, lenticchie, ceci, azuki, tofu) sono buon alimento da somministrare non prima dei 7-8 mesi, associato ai cereali nella proporzione di 5 parti di cereali ad 1 di legumi, iniziando con 1 cucchiaino a giorni alterni in un pasto in cui non vi siano cibi di origine animale."

Secondo il Dott. Sergio Maria Francardo, medico antroposofico, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Medicina Complementare della Regione Lombardia, è meglio aspettare ad introdurre i legumi alla fine del secondo anno.

Il metodo kousmine li permette dopo gli otto mesi. L'Associazione Ciboèsalute consiglia: introdurre dopo i sette mesi una volta alla settimana la pastina, nella forma più piccola; i legumi, sbucciati (basta passarli al passino). Usare TUTTI i legumi: ceci, fave spezzate, lenticchie, piselli, fagioli cannellini, borlotti, azuki. Evitate fino ad oltre l’anno di età fagioli bianchi di Spagna, fagioli dell’occhio e soia.

Articolo di Maria Cristina Tomasella, Naturopata

L'alimentazione vegetariana nella prima infanzia, del Dott. Luciano Proietti, Pediatra

L’adeguatezza nutrizionale di una dieta vegetariana in età pediatrica è tuttora argomento di acceso dibattito, anche se è ormai riconosciuta da tempo dalle autorità accademiche pediatriche internazionali.

svezzamento18.jpgGli elementi più importanti da considerare nella valutazione dello stato di salute e del valore nutrizionale di una dieta sono:

- l’accrescimento del bambino;

- lo sviluppo del bambino.

L’approccio al vegetarismo nei bambini richiede una speciale attenzione, perché l’alimentazione dei bambini in sé richiede speciale attenzione rispetto a quella degli adulti. L’età evolutiva è esposta infatti, a particolari rischi, sia in difetto che in eccesso, in relazione ai suoi specifici bisogni per la crescita.

Le ricerche sviluppate finora, dimostrano peraltro che l’accrescimento staturo-ponderale dei bambini cresciuti fin dalla nascita con una dieta latto-ovo-vegetariana è equiparabile a quello della popolazione infantile di riferimento, ad alimentazione onnivora.

Inoltre si rileva in questi bambini una prevalenza della massa magra corporea sulla componente adiposa, dato importante ai fini della prevenzione dell’obesità infantile.

Come avveniva lo svezzamento nel passato

svezzamento19.jpgDa quando Lucy camminava, accompagnata da altri ominidi, in una valletta dell’Etiopia, son passati circa tre, quattro milioni di anni. La vita sociale e le abitudini di Lucy ci sono completamente sconosciute; ma di una cosa possiamo essere assolutamente sicuri: per i suoi figli, nei primi due, tre anni di vita, l’alimento base era il latte che le sue mammelle erano in grado di fornire.

Da allora un unico denominatore comune ha caratterizzato la vita dell’uomo: l’allattamento al seno, come unica modalità alimentare, capace, in ogni tempo e luogo, di permettere la crescita e lo sviluppo dell’uomo nei primi anni della sua vita.

svezzamento20.jpgDa allora, ma non fino ad oggi, perché a metà del secolo scorso la Rivoluzione Industriale provocò in Europa una rivoluzione in campo alimentare con effetti ancora maggiori: l’adozione del latte di mucca in sostituzione del latte di donna con gravissime conseguenze sulla salute e sulla vita dei neonati.

A determinare tale evento furono l’urbanizzazione e il crescente numero di donne che dalle campagne andavano a lavorare in fabbrica.

Lo svezzamento sta tornando "di moda"

Ora l’allattamento sta tornando «di moda» e sempre più numerose sono le donne che allattano i loro figli fino ai 12 mesi e oltre; ma lo svezzamento continua a destare dubbi e controversie anche tra gli addetti ai lavori, sia per quanto riguarda il momento che per le modalità di introduzione dei cibi.

Svezzare letteralmente significa «togliere il vezzo o il vizio», cioè sostituire la suzione lattea al seno o al poppatoio, con del cibo solido. Poiché questo termine, comparso intorno a metà del diciannovesimo secolo, comporta di per sé una valenza
negativa data alla suzione al seno (un vizio da togliere), intesa come impedimento al distacco dalla madre e come raggiungimento di un’ autonomia, in realtà fittizia e non fisiologica, utilizzerò d’ora in poi il termine più confacente, anche se inusuale di slattamento.

Ma perché ha inizio questa fase nell’alimentazione del bambino? La risposta può essere più di una:

- per noi è istintivamente ovvia: perché, quando il bambino cresce, il latte non è più sufficiente a soddisfare le sue necessità caloriche e dovrebbe succhiare sempre di più e perché la mamma a un certo punto si stanca di allattarlo;

- per i pediatri, oltre a quella precedente, ne esiste una specifica, importante, che definisce soprattutto il tempo dello slattamento: la carenza di ferro che insorgerebbe se non si introducesse l’assunzione di carne a partire dai 5-6 mesi.

Un’altra risposta, a cui noi, nel ventunesimo secolo, tendiamo a non considerare perché in realtà non ci tocca direttamente in quanto abbiamo vinto, in parte, la forza della natura e abbiamo imparato a dominarla, conoscendone le leggi: si tratta della risposta biologico-evolutiva.

svezzamento21.jpgQuando iniziare?

Nel corso degli anni a questa domanda sono state date risposte molto diverse e tuttora si discute e ci si interroga sul momento migliore in cui iniziare.

Ma migliore per chi?

Sembrerebbe ovvio rispondere per il bambino, ma ovvio non è, perché i fattori in gioco nello slattamento del bambino moderno, ricco, europeo o nordamericano, sono numerose: la donna moderna lavoratrice-produttrice (non che la donna pre-moderna non fosse lavoratrice, anzi), l’organizzazione sociale, la famiglia, il padre, il sistema produttivo consumistico, il sistema sanitario e alla fine il bambino, l’unico che non può scegliere e dire la sua opinione.

L’insieme di questi fattori fa sì che si tenda ad anticipare lo slattamento e ad abolire l’allattamento al seno.

Nel primo anno di vita sappiamo (o almeno, dovremmo sapere) che il cibo più importante è il latte materno.

svezzamento23.jpgIl momento giusto per iniziare lo slattamento (svezzamento) è assolutamente individuale e va determinato in base alle esigenze e alle caratteristiche del bambino: indicativamente, tra i 6 e i 12 mesi. Alcuni lattanti vorranno assaggiare e mettere in bocca di tutto e mangiare nel piatto dei genitori, altri arriveranno all’anno sazi solo del latte della mamma.

Per i più curiosi è meglio attendere i 6 mesi per evitare rischi di allergie o intolleranze più frequenti, se si introducono cibi diversi dal latte prima di questo periodo:
l’intestino non è ancora pronto, le sue difese immunitarie non adeguate, gli enzimi insufficienti.

Il cucciolo del mammifero Homo sapiens è un lattante, cioè ha bisogno di bere latte (o un cibo equivalente come aspetto, forma, contenuto e composizione) fino ai 5-6-7 anni.

L’unico latte adatto al bambino, previsto dalla natura - e adeguato per composizione di nutrienti, acqua, sostanze immunogene, probiotiche - è il latte materno, per tutto il periodo dell’allattamento, cioè fino ai 6-7 anni (il latte materno non diventa mai acqua, cosa che si sente dire spesso, anche dai pediatri); tale durata dell’allattamento può sembrare esagerata, ma è quello che avviene nella realtà e che è da tutti i pediatri consigliato anche per tempi molto più lunghi, fisiologicamente inadeguati, cioè fino all’età adulta: si consiglia però un latte di un’altra specie, totalmente antifisiologico, il latte di mucca.

In natura non esiste un latte simile a quello materno, per cui in assenza di latte materno, viene consigliato un latte adattato. Il latte vaccino è adatto ai vitelli, il latte di capra alle caprette, il latte di asina agli asinelli.

Il bambino è fisiologicamente, biologicamente vegetariano nei primi 2-3 anni di vita: l’unico cibo di derivazione animale fisiologico, è il latte della sua mamma o, in caso di assenza del latte materno, un latte adattato.

I canini, che indicano la potenziale capacità di masticare la carne, appaiono dopo i 18 mesi.

Allora perché si dà la carne (si consiglia vivamente, anche terrorizzando i genitori e in alcuni casi, minacciandoli di sanzioni) ai bambini a partire dal 5°-6° mese di vita?

Per prevenire una possibile carenza di ferro

L’anemia da carenza di ferro si verificava spesso quando, negli anni Cinquanta il latte materno veniva sostituito con il latte vaccino fin del 3°- 4° mese di vita, per cui diventava necessario introdurre un cibo ricco di ferro biodisponibile, come la carne: era indispensabile però renderla digeribile e assimilabile, omogeneizzandola o liofilizzandola.

Quando successivamente, negli anni Novanta si è riconosciuta l’importanza di non somministrare latte vaccino prima dei 12 mesi di vita, sostituendolo, in carenza di latte materno, con tipi di latte adattati, con quantità di ferro adeguati, non si è però modificata l’abitudine di consigliare la carne fin dal 5°-6° mese, anche se non c’era più il rischio della carenza di ferro.

Articolo del Dott. Luciano Proietti, medico chirurgo specializzato in pediatria

Riceve a Torino

Tratto dal corso con crediti ECM "Alimentazione vegetariana: aspetti generali" organizzato da SSNV, Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana tenutosi il 26,27 febbraio 2009 a Milano.

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Alla luce delle attuali conoscenze scientifiche non solo è possibile, ma è da incoraggiare la scelta di un’alimentazione vegetariana nel bambino.
Queste considerazioni sono il frutto di una lunga ricerca svolta dall’autore con l’ausilio del Centro di auxologia della Clinica pediatrica dell’Università di Torino e di una raccolta di dati sui bambini vegetariani italiani, in collaborazione con l’Associazione Vegetariana Italiana (AVI), la SSNV, Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e i Centri di Nascita Naturale. Ne è risultata una banca dati con più di 2mila bambini cresciuti con una dieta lacto-ovo-vegetariana (la maggior parte) e lacto-vegetariana o vegana, in modo esclusivo almeno fino ai 3 anni e in molti casi mantenuta anche successivamente.

Un’alimentazione povera di proteine animali infatti, non solo è compatibile con le indicazioni dei LARN (Livelli di Assunzione Raccomandata dei Nutrienti), ma nei primi due, tre anni di vita dovrebbe essere l’alimentazione raccomandata essendo la più fisiologica e quindi la più salutare. Negli anni successivi la dieta vegetariana e vegana può diventare anche uno spunto per invitare il bambino a riflettere e comprendere l’importanza del rispetto di se stessi, degli altri animali e dell’ambiente. Ecco perché la scelta vegetariana è un investimento in «salute» di proporzioni enormi per la società futura.


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